Uno degli approcci che prediligo nel mio lavoro sicuramente è quello della terapia strategica breve: tale approccio deriva dagli studi del gruppo di Palo Alto, poi messo a punto da Paul Watzlawick e Giorgio Nardone, presso il Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo. 

 

Per quale ragione?

Perchè chi si trova intrappolato in una difficoltà o problematica psicologica ciò che più desidera è un cambiamento. Ed è proprio il cambiamento l’oggetto di studio della terapia strategica: come aiutare la persona ad uscire dalla sua difficoltà evitando che trascorra magari anni bloccato nei suoi sintomi? Come aiutarla a visualizzare e a raggiungere i propri obiettivi? Le difficoltà presentate dalla persona sono spesso il frutto di tentativi sbagliati di soluzioni che hanno prodotto, nel tempo, una condizione tale da intrappolare la persona in un vero e proprio disturbo. L’approccio della terapia strategica  consente di costruire strategie alternative finalizzate ad interrompere il circolo vizioso fra soluzioni inefficaci e disfunzionali ed il sintomo stesso.

Le tecniche impiegate forniscono un nuovo modo di percepire il problema vissuto portando la persona a sperimentare nuovi comportamenti e nuove situazioni facendogli acquisire nuove risorse importanti. Tutto questo mediamente avviene in tempi molto rapidi ( solitamente nell’arco di 10 incontri si attua lo sblocco della problematica).

L’approccio mira a rimuovere il sintomo focalizzandosi sul presente, è breve ed efficace in quanto non analizza il passato del paziente, ma si focalizza sulla problematica e sulla sua risuoluzione attraverso apposite tecniche ed esercizi a far svolgere al paziente (prescrizioni comportamentali). Pur essendo un intevento solitamente breve l’intervento non è relativo alla sintomatologia riportata ma garantisce un cambiamento importante e non di meno conto duraturo nella persona.

E’ importate  infine sottolineare come questi interventi si basino su protocolli dimostrabili scientificamente. Sulla base delle ricerche scientifiche effettuate, si stima che i disturbi d’ansia sono stati risolti nel 95% dei casi (disturbi attacchi di panico, fobie, agorafobia), disturbi ossessivo compulsivo nell’89% dei casi, problemi evolutivi e depressione nell’82% dei casi, così come le problematiche relazionali nei diversi contesti (coppia, famiglia).